‘Una fede centenaria…’. ‘Una passione che si tramanda di padre in figlio…’. Sono regole non scritte ma applicate da sempre dalla tifoseria del Savoia che le custodisce gelosamente. Chi non è di Torre potrà immaginare ma non potrà mai comprendere fino in fondo cosa significhi tifare i bianchi.
Gli ultras, che seguono dappertutto i propri beniamini, lo fanno supportando enormi sacrifici ma mossi dalla voglia di stare sugli spalti per far sentire il proprio sostegno. Srotolare i propri striscioni, alzare bandiere e vessilli al cielo, cantare a squarciagola ripaga di tutto. Farlo poi con sportività, rispetto e amore per il gioco del calcio è quanto si sta verificando anche quest’anno. Dalla trasferta di Caserta dello scorso 14 agosto a quella dell’Arechi di Salerno di domenica pomeriggio. Solidi, compatti, determinati, sono queste le caratteristiche che stanno facendo il giro degli stadi della Lega Pro. A Picerno, Altamura, Pineto (contro il Monopoli), Cerignola è stato sempre un bel vedere, un ammirare gli ultras torresi inneggiare ai propri colori, far sentire la squadra ‘protetta’, sostenuta, mai sola. Il rispetto reciproco delle tifoserie avversarie è la testimonianza concreta di come, messi da parte i luoghi comuni, il mondo ultras sa fare le differenze, ultimo baluardo di un calcio consegnato agli interessi economici delle televisioni e degli inutili V.A.R. di turno.
Ed è in questa accezione di passione vera che vanno interpretati allo stesso modo ‘il bianchi alé’ dopo una vittoria o il confronto duro ma sano con la squadra dopo sconfitte cocenti come quella di Cerignola. Il fine è sempre lo stesso: onorare il Savoia ed i suoi colori. Orgogliosi dei nostri tifosi, orgogliosi della nostra squadra.
(Redazione)
