Ci sono carriere che si raccontano attraverso i numeri e altre che, prima ancora dei gol e dei trofei, raccontano una storia. Quella di Ciro Immobile è entrambe le cose.
A 36 anni l’attaccante di Torre Annunziata ha deciso di mettere fine alla sua straordinaria avventura nel calcio giocato, dopo 17 anni da professionista. L’annuncio è arrivato al termine della sua esperienza con il Paris FC: Immobile ha spiegato di voler dedicare più tempo alla propria famiglia e di sentire che fosse arrivato il momento di chiudere uno dei capitoli più importanti della sua vita.
Una notizia che riguarda tutto il calcio italiano, ma che a Torre Annunziata assume inevitabilmente un significato diverso. Perché prima della Juventus, del Torino, della Lazio, della Nazionale e dei grandi stadi europei, c’era semplicemente un bambino oplontino con un pallone tra i piedi.
Dalla Torre Annunziata ‘88 comincia il sogno
È proprio nella sua città che tutto ha avuto inizio. Immobile ha ricordato nel suo messaggio d’addio di aver cominciato a giocare a soli quattro anni nella Torre Annunziata ’88. Un dettaglio che rende ancora più speciale la sua storia: dalle prime corse dietro a un pallone sui campi della sua terra fino ai palcoscenici più importanti del calcio mondiale.
Gli anni nella scuola calcio oplontina furono il primo capitolo di un viaggio che lo avrebbe successivamente portato verso il settore giovanile del Sorrento e poi, ancora giovanissimo, alla Juventus. Da lì comincia la scalata.
Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Beşiktaş, Bologna e infine Paris FC. Tante maglie, città e campionati differenti, senza però cancellare le proprie radici.
I gol, la Scarpa d’Oro e l’Europeo con l’Italia
La carriera di Immobile racconta numeri impressionanti. Con i club ha superato quota 300 gol, mentre con la Nazionale italiana ha realizzato 17 reti in 57 presenze. Ma è soprattutto con la Lazio che Ciro ha scritto la parte più importante della propria storia calcistica, diventando il miglior marcatore di sempre del club biancoceleste con 207 gol in 340 partite.
Nel 2019-2020 arrivò probabilmente il punto più alto a livello individuale: 36 reti in Serie A, record eguagliato nel massimo campionato italiano, titolo di capocannoniere e soprattutto la conquista della Scarpa d’Oro europea. Nel corso della carriera è stato quattro volte miglior marcatore della Serie A.
Poi l’azzurro. Immobile ha fatto parte della Nazionale che nell’estate del 2021 conquistò Euro 2020 a Wembley, diventando campione d’Europa e portando ancora una volta il nome di Torre Annunziata sul palcoscenico internazionale.
Ciro e il Savoia, un legame mai nascosto
Eppure, anche quando segnava negli stadi più importanti d’Italia e d’Europa, un pezzo del suo cuore continuava a guardare verso casa. Verso Torre Annunziata e verso il Savoia.
Immobile non ha mai nascosto la propria simpatia per i colori biancoscudati. Già nel 2014, mentre trascinava il Torino a suon di gol, festeggiava pubblicamente la promozione del Savoia in Lega Pro.
Nel 2020, durante una cerimonia nella sua Torre Annunziata, venne ricordato anche il suo legame con quella squadra della quale era tifoso sin da bambino. Nello stesso periodo gli fu consegnata anche una maglia celebrativa del Savoia, ulteriore simbolo del rapporto tra il campione oplontino e i colori della sua città.
Un sentimento rimasto intatto nel tempo. Soltanto pochi mesi fa, in occasione del ritorno del Savoia in Serie C, Immobile aveva partecipato idealmente alla festa della città facendo arrivare il proprio messaggio per celebrare il traguardo dei Bianchi.
Perché si può andare via da Torre Annunziata per inseguire un sogno, ma Torre Annunziata difficilmente va via da chi ci è nato.
Da Torre Annunziata al mondo
La storia di Ciro Immobile rappresenta qualcosa che va oltre il calcio. È la storia di un bambino partito da una scuola calcio della propria città che, attraverso talento, sacrifici e determinazione, è riuscito a diventare uno dei centravanti italiani più prolifici della sua generazione.
Ha giocato in Italia, Germania, Spagna, Turchia e Francia. Ha vinto trofei, indossato la maglia azzurra, sollevato un Europeo, conquistato una Scarpa d’Oro e riscritto pagine importanti della storia della Lazio.
Ma ogni volta che si parlava delle sue origini, la risposta riportava sempre nello stesso luogo: Torre Annunziata.
Oggi si chiude la carriera del calciatore. Non si chiude, invece, il legame con una città che lo ha visto muovere i primi passi e che per anni ha seguito con orgoglio ogni suo gol.
E chissà che un giorno il destino non possa riportarlo ancora più vicino a quei colori che ha sempre seguito con affetto. Per il momento resta semplicemente da dire: grazie, Ciro.
Da quel bambino della Torre Annunziata ’88 al campione d’Europa e Scarpa d’Oro. Da Torre Annunziata al mondo. Con le radici, sempre, nella città del Savoia.
(Giuseppe D’Ambrosio)
